Immagina di sederti a cena circondato da opere d’arte contemporanea, oppure di gustare un piatto firmato da uno chef stellato mentre fuori scorrono le vie di una Torino illuminata d’autunno. Non è un sogno: è esattamente quello che promette Buonissima Torino 2026, la sesta edizione del festival internazionale di alta cucina che trasforma la città sabauda in un grande laboratorio gastronomico dal 21 al 25 ottobre 2026. Cinque giorni intensi, oltre 150 chef italiani e internazionali, e più di 200 appuntamenti distribuiti tra musei, ristoranti e Residenze Reali: difficile trovare un evento capace di mescolare così bene il piacere della tavola con la bellezza dei luoghi.
Cos’è Buonissima e come è nata questa idea
Dietro a Buonissima Torino 2026 c’è una visione precisa: quella di tre persone che la cucina la vivono ogni giorno, ma da prospettive diverse. Il festival è stato ideato dai giornalisti Stefano Cavallito e Luca Iaccarino insieme allo chef Matteo Baronetto, e oggi è organizzato da To Be Company. Un trio capace di costruire, edizione dopo edizione, qualcosa che va ben oltre una semplice rassegna gastronomica.
L’intuizione originale era semplice quanto potente: Torino non è solo una città di industria e storia, ma un luogo dove l’estetica è di casa, dove i palazzi barocchi dialogano con i musei d’avanguardia, dove una piola di quartiere può raccontare secoli di cultura popolare. Perché non usare tutto questo come sfondo — anzi, come protagonista — di un festival dedicato al cibo? Il risultato, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, dimostra che l’intuizione era giusta.
Alla GAM con Niko Romito e Jeremy Chan: quando l’arte incontra i fornelli
L’appuntamento più atteso di questa edizione è senza dubbio Contemporanea, il grande evento in programma giovedì 22 ottobre 2026 alla GAM — Galleria d’Arte Moderna di Torino. Le sale del museo apriranno le loro porte in modo del tutto insolito: non per una vernissage o una conferenza, ma per accogliere due tra i cuochi più interessanti della scena mondiale.
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Niko Romito, chef abruzzese tra i più influenti della cucina italiana contemporanea, e Jeremy Chan, cuoco britannico di origini cinesi noto per il suo approccio radicale agli ingredienti, cucineranno all’interno delle sale della GAM. Puoi immaginare la scena: i quadri alle pareti, la luce soffusa del museo, e il profumo di un piatto pensato appositamente per quel contesto. È una delle esperienze che solo Buonissima Torino 2026 riesce a costruire, e che rende questo festival unico nel panorama internazionale.
Il connubio tra arte visiva e arte culinaria non è mai stato così letterale. Mangiare in un museo non significa semplicemente cambiare sala da pranzo: significa che ogni boccone viene filtrato dall’emozione estetica del luogo, che il sapore si intreccia con la visione, che l’esperienza diventa qualcosa di difficilmente categorizzabile. Ed è proprio questo che cercano i fondatori di Buonissima.
Musei, tram storici e piole: Torino come non l’hai mai vissuta
Ma il festival non si esaurisce con Contemporanea. Uno degli aspetti più affascinanti di Buonissima Torino 2026 è la varietà dei luoghi in cui si svolge. Gli oltre 200 appuntamenti in programma si distribuiscono in contesti radicalmente diversi tra loro, capaci di restituire l’intera anima della città.
- Musei: non solo la GAM, ma anche altri spazi espositivi torinesi che diventano teatro di cene, degustazioni e incontri con gli chef.
- Tra gli scaffali delle biblioteche: l’idea di mangiare circondati dai libri ha qualcosa di profondamente torinese, in una città che ha sempre amato la cultura scritta tanto quanto quella gastronomica.
- A bordo di un tram storico: una cena in movimento per le vie della città, con il paesaggio urbano che scorre fuori dal finestrino come un film d’autore.
- Nelle Residenze Reali: gli scenografici palazzi sabaudi che circondano Torino aprono le loro sale per ospitare esperienze culinarie di altissimo livello.
- Nelle piole: le tradizionali osterie piemontesi, cuore pulsante della cucina popolare torinese, protagoniste di una sezione dedicata che valorizza la tradizione locale.
Le piole meritano un discorso a parte. Queste taverne semplici, spesso a gestione familiare, sono il luogo dove Torino si ritrova da generazioni: per un bicchiere di Barbera, per un piatto di vitello tonnato o di bagna caôda. Inserirle nel programma di un festival internazionale è un gesto culturale preciso: significa dire che la grande cucina non è solo quella degli chef stellati, ma anche quella che profuma di casa e di domenica.
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Perché Buonissima 2026 è un appuntamento da non perdere
Con oltre 150 chef tra italiani e internazionali coinvolti e una programmazione che supera i 200 appuntamenti, Buonissima Torino 2026 si conferma come uno degli eventi gastronomici più densi e ambiziosi d’Europa. Non si tratta di una fiera del cibo nel senso tradizionale del termine: non ci sono stand, non ci sono assaggi frettolosi tra la folla. Ogni evento è pensato come un’esperienza in sé, con una sua identità, un suo ritmo, una sua atmosfera.
Il formato del festival invita a scegliere, a costruire il proprio percorso tra le proposte disponibili. Vuoi vivere la serata più esclusiva dell’anno in un museo d’arte contemporanea? C’è Contemporanea alla GAM. Preferisci qualcosa di più intimo e radicato nel territorio? Le piole ti aspettano con i loro tavoli di legno e il vino versato senza cerimonie. Sei curioso di capire come pensa e lavora uno chef internazionale? Gli incontri e le cene a quattro mani ti danno accesso a una cucina che altrimenti vedresti solo sui libri.
Per orientarsi nella programmazione completa e acquistare i biglietti, il punto di riferimento ufficiale è il sito ufficiale di Buonissima Torino, dove sono raccolti tutti gli appuntamenti con date, orari e modalità di partecipazione.
Torino in ottobre ha già di suo qualcosa di speciale: l’aria si fa fresca, le foglie dei tigli cambiano colore, e la città sembra raccogliersi in una luce più morbida e intima. Aggiungici il profumo di un piatto cucinato da uno chef che ha attraversato mezzo mondo per essere qui, la bellezza silenziosa di un museo aperto di sera, il calore antico di una piola di quartiere — e capirai perché Buonissima Torino 2026 non è semplicemente un festival da seguire, ma un’esperienza da vivere con tutti i sensi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








