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Finto granchio, vero inganno: cosa c’è davvero nel surimi che mangi senza saperlo

Cosa contiene il surimi? Molti lo mangiano senza neanche sapere effettivamente di cosa è davvero composto. 

Il surimi, comunemente conosciuto come “finto granchio”, è un alimento che ha conquistato il palato di molti, diventando un ingrediente chiave in numerosi piatti della cucina fusion e nei ristoranti di sushi. La sua storia inizia negli anni Settanta, quando un’azienda giapponese, Sugiyo, tentò di creare una versione “artificiale” della medusa. Tuttavia, il risultato finale somigliava più alla polpa del granchio, portando alla diffusione del surimi al di fuori del Giappone e alla sua crescente popolarità.

La base del surimi: il pollock dell’Alaska

Alla base del surimi troviamo il pollock dell’Alaska, un pesce bianco che vive nelle acque del Pacifico settentrionale. Questo merluzzo è ampiamente utilizzato nell’industria alimentare grazie al suo sapore neutro e al costo contenuto. La produzione del surimi inizia con la sfilettatura del pesce, seguita da un lavaggio accurato e dalla macinazione fine. Il risultato è una pasta liscia e bianca chiamata kamaboko, che viene poi mescolata con vari ingredienti, tra cui amido, proteine dell’uovo, zuccheri, aromi artificiali e conservanti.

Secondo Eva De Angelis, nutrizionista e divulgatrice, il surimi è un alimento altamente processato. Per migliorarne la consistenza e la conservazione, vengono utilizzati sale, zucchero, amidi, coloranti e conservanti come fosfati e benzoato di sodio. Questi additivi possono sollevare interrogativi sulla qualità e sulla salubrità del prodotto finale.

Coem è fatto il surimi? – dailyfood.it

Analizzando il profilo nutrizionale, le differenze tra il surimi e il granchio vero sono significative. Sebbene entrambi abbiano un contenuto calorico simile – circa 90 kcal per 100 grammi – il surimi contiene solo 6,4 grammi di proteine, mentre la polpa di granchio ne offre ben 16,3 grammi. Questo confronto è ancor più interessante se consideriamo il salmone, che fornisce circa 20 grammi di proteine per 100 grammi.

Inoltre, il contenuto di carboidrati nel surimi è notevole, con 15 grammi per 100 grammi, di cui oltre 5 grammi di zuccheri aggiunti. Questo lo rende un alimento meno proteico rispetto ad alternative più fresche e nutrienti. Anche i benefici nutrizionali, come gli omega-3, sono inferiori nel surimi; mentre il granchio vero offre oltre 350 mg di omega-3 per porzione, il surimi ne fornisce solo circa 31 mg. Le vitamine e i minerali, come la vitamina B12, lo zinco e il selenio, sono presenti in quantità minori rispetto al pesce fresco.

Indicazioni per la conservazione

Nonostante la sua natura altamente processata e il profilo nutrizionale discutibile, il surimi si distingue per la sua versatilità in cucina. È frequentemente utilizzato per preparare piatti iconici come i California roll, insalate di mare, paste fredde e preparazioni fusion. In Giappone, il surimi è un ingrediente comune nel ramen, dove si presenta come narutomaki, un elemento decorativo che arricchisce il piatto di colore e texture.

Nei supermercati, il surimi è facilmente reperibile, ma è fondamentale sapere come scegliere il prodotto giusto. Un buon surimi dovrebbe indicare chiaramente la percentuale di pesce utilizzato e specificare la provenienza. È consigliabile optare per surimi a base di merluzzo selvaggio dell’Alaska, una specie considerata sostenibile secondo le normative della NOAA Fisheries, che garantisce una pesca responsabile e rispettosa dell’ambiente.

La conservazione del surimi è un altro aspetto cruciale da considerare. Il surimi fresco può essere conservato in frigorifero e consumato entro pochi giorni, mentre quello surgelato deve essere scongelato lentamente in frigorifero prima del consumo. Questa attenzione alla conservazione è fondamentale per mantenere la qualità e la sicurezza del prodotto.

Romana Cordova

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