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Scandalo olio extravergine: il test rivela ftalati, ma Carapelli, Monini e Costa d’Oro sono sicuri

Olio extravergine: test sulla sicurezza per Carapelli, Monini e Costa d’Oro, c'è presenza di ftalati.

olio a rischio ftalati
Presenza di ftalati nell'olio extraevergine - dailyfood.it

Hai versato un filo d’olio extravergine sul pane, convinto di fare la scelta più sana possibile — e invece un test europeo ha scosso le certezze di milioni di consumatori. La rivista francese “60 Millions de Consommateurs” ha analizzato 22 bottiglie di olio extravergine di oliva e ha trovato ftalati in tutti i campioni esaminati, compresi i biologici e i grandi marchi italiani. Ma c’è una buona notizia: Carapelli Bio, Monini e Costa d’Oro hanno comunque ottenuto giudizi positivi nel test. Allora, di cosa dobbiamo davvero preoccuparci? Scopriamolo insieme.

Lo scandalo olio extravergine: cosa ha trovato il test sui ftalati

Il test condotto da “60 Millions de Consommateurs” — una delle riviste di tutela dei consumatori più autorevoli in Europa — ha analizzato 22 oli extravergini di oliva in commercio, cercando non solo difetti organolettici ma anche la presenza di contaminanti chimici. Il risultato ha fatto rumore: ftalati rilevati in ogni singola bottiglia, da uno a tre tipi diversi per campione. Nessuna eccezione, nemmeno per i prodotti biologici.

Gli ftalati sono sostanze chimiche plastificanti classificate come interferenti endocrini: possono interferire con il sistema ormonale umano e sono già vietati in molte applicazioni a contatto con alimenti dalla normativa europea. Eppure continuano a comparire nell’olio extravergine. Come mai?

Da dove arrivano gli ftalati nell’olio d’oliva?

La risposta è quasi sempre la stessa: tubi, guarnizioni e contenitori in plastica usati durante il trasporto e lo stoccaggio dell’olio. Le sostanze grasse come l’olio d’oliva sono particolarmente predisposte ad assorbire i composti liposolubili — e gli ftalati lo sono. La legislazione europea vieta già l’uso di materiali contenenti ftalati a contatto con sostanze grasse, ma i controlli lungo tutta la filiera non sono sempre uniformi. In alcuni campioni è stato trovato anche il dietilesil tereftalato (DEHT), un plastificante più recente usato come alternativa agli ftalati tradizionali, ma i cui effetti sulla salute umana sono ancora oggetto di studio.

ftalati nell'olio d'oliva

Il test svela la presenza di ftalati in questi marchi di olio – dailyfood.it

Carapelli, Monini e Costa d’Oro: i marchi italiani sono sicuri?

Questa è la domanda che in tanti si stanno ponendo. La risposta, per fortuna, è sostanzialmente sì — con qualche distinzione importante da fare.

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I risultati nel dettaglio: chi ha fatto meglio e chi peggio

Nonostante la presenza di tracce di ftalati in quasi tutti i campioni, il test ha comunque stilato una classifica di qualità complessiva. Ecco come si sono posizionati i principali marchi italiani:

  • Costa d’Oro Riserva Bio: terzo posto con un punteggio di 14/20. Buona qualità organolettica e livelli di contaminazione tra i più bassi del test.
  • Carapelli Bio: quinto posto con 13,6/20. Risultato positivo, con caratteristiche organolettiche apprezzabili.
  • Carapelli Classico e Monini Classico: entrambi a 12,6/20, con tracce di contaminanti ma giudizio complessivo positivo.
  • Extravergine Carapelli Classico: tra i campioni con la maggiore presenza di ftalati, pur rientrando in un giudizio complessivo accettabile.

Il caso più preoccupante del test non riguarda i marchi italiani: è l’olio “Primadonna” di Lidl ad aver sollevato le maggiori perplessità, sia per i difetti organolettici sia per i livelli di contaminanti rilevati.

Cosa significa “extravergine” secondo la legge europea?

Per fregiarsi dell’etichetta “extravergine”, un olio d’oliva deve rispettare parametri fisico-chimici e sensoriali precisi, stabiliti dal Regolamento europeo n. 2022/2104. Acidità libera inferiore all’0,8%, assenza di difetti organolettici, profilo aromatico integro. Sette delle 22 bottiglie analizzate nel test non rispettavano questi standard: presentavano difetti sensoriali che le avrebbero dovute escludere dalla categoria extravergine. Un problema di etichettatura che si aggiunge a quello dei contaminanti.

Qualità e trasparenza: cosa deve cambiare nella filiera dell’olio extravergine

Lo scandalo olio extravergine e ftalati mette il dito in una piaga nota: il settore è storicamente vulnerabile alle frodi, che vanno dalle etichette ingannevoli alla diluizione con oli di qualità inferiore. La scoperta di plastificanti chimici in prodotti di fascia alta aggiunge un livello di complessità ulteriore.

Cosa serve, concretamente?

  1. Controlli più frequenti e capillari lungo tutta la catena produttiva, dal frantoio alla bottiglia sullo scaffale.
  2. Materiali certificati per il trasporto e lo stoccaggio, con tracciabilità documentata.
  3. Maggiore trasparenza in etichetta: origine delle olive, metodo di estrazione, data di frangitura — non solo la scadenza.
  4. Aggiornamento dei limiti normativi per i nuovi plastificanti come il DEHT, ancora privi di soglie legali definitive nell’UE.

I consumatori hanno il diritto di sapere cosa versano nel piatto. E i marchi che investono davvero in qualità — come dimostrano i punteggi di Costa d’Oro e Carapelli Bio — hanno tutto l’interesse a distinguersi con dati trasparenti e verificabili.

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Come scegliere un olio extravergine di oliva sicuro: consigli pratici

Dopo una notizia del genere, è normale chiedersi: posso ancora fidarmi dell’olio che compro? La risposta è sì, a patto di fare scelte più consapevoli. Ecco qualche indicazione utile:

  • Preferisci bottiglie di vetro scuro: riducono il rischio di migrazione di sostanze chimiche e proteggono meglio l’olio dalla luce.
  • Controlla la data di frangitura, non solo la scadenza: un extravergine fresco ha più polifenoli e meno probabilità di essere adulterato.
  • Scegli oli DOP o IGP con filiera tracciabile: la certificazione geografica implica controlli più stringenti.
  • Diffida dei prezzi troppo bassi: produrre un vero extravergine di qualità ha un costo minimo che si riflette nel prezzo.
  • Leggi le etichette: la dicitura “miscela di oli di paesi UE e non UE” è un segnale di minore tracciabilità.

FAQ: le domande più frequenti sullo scandalo ftalati nell’olio extravergine

Gli ftalati nell’olio extravergine sono pericolosi per la salute?

Gli ftalati sono classificati come interferenti endocrini e la loro presenza negli alimenti è regolamentata dall’UE. Le quantità rilevate nel test non superavano necessariamente i limiti di legge vigenti, ma la loro presenza sistematica in tutti i campioni è considerata preoccupante dagli esperti, soprattutto per un consumo quotidiano e prolungato.

Carapelli, Monini e Costa d’Oro sono sicuri da consumare?

Secondo i risultati del test, sì: i tre marchi italiani hanno ottenuto giudizi complessivi positivi, con Costa d’Oro Riserva Bio e Carapelli Bio tra i migliori in classifica. La presenza di tracce di ftalati è stata rilevata, ma i punteggi di qualità restano soddisfacenti.

Cosa sono gli ftalati e perché finiscono nell’olio?

Gli ftalati sono plastificanti chimici usati per rendere la plastica più flessibile. Migrano facilmente nelle sostanze grasse come l’olio d’oliva attraverso tubi, guarnizioni e contenitori in plastica usati durante la produzione e il trasporto. La normativa europea ne vieta l’uso a contatto con alimenti grassi, ma i controlli non sono sempre efficaci lungo tutta la filiera.

L’olio biologico è più sicuro da questo punto di vista?

Non necessariamente. Il test ha rilevato ftalati anche nei campioni biologici, a conferma che la contaminazione avviene principalmente durante le fasi di trasporto e stoccaggio, indipendentemente dal metodo di coltivazione delle olive.

Cosa posso fare come consumatore per ridurre l’esposizione agli ftalati?

Scegli oli in bottiglia di vetro scuro, preferisci marchi con filiera trasparente e certificazioni verificabili, e conserva l’olio lontano da fonti di calore e luce. Evita di acquistare olio in contenitori di plastica, soprattutto se esposti al sole o a temperature elevate.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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