Avete mai mangiato sull’unica isola abitata del Po? È una di quelle esperienze che rimangono impresse, capaci di mescolare paesaggio, storia e cucina in un modo che pochi posti al mondo riescono a fare. L’isola Serafini è un territorio unico, quasi sospeso nel tempo, dove la nebbia densa della pianura padana avvolge una cascina che sembra uscita da un romanzo di Guareschi. Ed è proprio qui, tra cremonesi, piacentini e pavesi che si radunano la domenica, che si trova l’antica trattoria Cattivelli. Non lasciatevi ingannare dal nome: il menù racconta tutt’altra storia.

L’isola Serafini: l’unica isola abitata del Po
Prima di parlare di cibo, vale la pena capire dove ci troviamo. L’isola Serafini si trova nel tratto del Po che segna il confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna, nel territorio di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza. È l’unica isola fluviale abitata del Po, un lembo di terra fragile e prezioso, plasmato dalla corrente e dalle stagioni. Raggiungerla è già di per sé un’avventura: si arriva in traghetto, lasciando sul bordo del fiume il rumore del mondo di fuori. Quando si sbarca, il silenzio è quasi totale. Solo il profumo dell’acqua e della terra umida vi accompagna verso la trattoria.
La trattoria Cattivelli: 70 anni di storia sull’isola
Da Cattivelli si rispetta la stagionalità ed è proprio questo uno dei motivi di eccellenza in un territorio così particolare, fragile e sempre soggetto ai cambiamenti come quello fluviale. La storia della trattoria va avanti ormai da più di 70 anni e il legame strettissimo con questo territorio fa la differenza. Non parliamo di una trattoria “dozzinale”: le sorelle Cattivelli non stravolgono la tradizione ma la rielaborano, portandola a un alto livello e mantenendo intatta la genuinità. Un equilibrio raro, che si sente in ogni piatto.
Cosa abbiamo mangiato sull’unica isola abitata del Po
Ecco il racconto completo del nostro pranzo da Cattivelli, piatto per piatto.
Antipasto: culatello, formaggi e giardiniera
Noi puntiamo subito lui, il culatello, e iniziamo con un assaggio dell’antipasto piacentino accompagnato da formaggi e giardiniera. Il dolce del salume abbinato alla leggera acidità delle verdure crea subito un piacevole inizio. Semplice, preciso, goloso.

Primi: pasta fatta in casa con i sapori dell’autunno
Ligi alla stagionalità, scegliamo i primi con relativa semplicità: maccheroncini con funghi e zucca e gnocchi con crema di carote e Parmigiano. Gli gnocchi, ovviamente fatti in casa, hanno ognuno una forma diversa, con pieghe diverse nelle quali si avviluppa la morbida crema che li colora. Un primo che scalda e conforta, come solo la cucina della bassa sa fare.

Il piatto simbolo: frittura di anguilla e pesce gatto con chips di patate viola
Da Cattivelli il vero protagonista è il fiume e il suo pesce di acqua dolce. Lo ammetto: non avevo mai assaggiato l’anguilla prima di quel giorno. Sembrava il momento giusto per provarla. Frittura di anguilla e pesce gatto serviti con chips di patate viola: il piatto più famoso di Cattivelli. Nulla a che vedere con i fritti misti commerciali che si trovano nella stragrande maggioranza dei ristoranti lungo le coste dello Stivale. Potreste pensare a un piatto unto e pesante, eppure la frittura è leggera, croccante, con un sapore lontano di fiume che onora questa preparazione tipica elevandola a grande piatto. Questo è il Fish & Chips della bassa padana.

Secondo: filetto di maialino da latte in crosta di coriandolo al miele d’acacia
Abbiamo voluto esagerare e provare anche il filetto di maialino da latte in crosta di coriandolo rosolato al miele d’acacia. Si tagliava con la forchetta. Profumato, morbido, con quella nota dolce del miele che bilancia la speziatura del coriandolo. Un secondo che dimostra come la cucina di Cattivelli sappia andare oltre la tradizione senza mai tradirla.

Dessert: mousse di fichi d’India e sorbetto al lampone
Quando mangio fuori cerco sempre di carpire dal cameriere le descrizioni dei dolci presentati ai tavoli vicini. Sgranocchiando una chips di patata viola avevo già deciso: mousse di fichi d’India, spumosa ma non stucchevole, accompagnata da un magnifico sorbetto al lampone fatto in casa. Un dolce che ricordo ancora come uno dei più buoni mai assaggiati. Se i latini dicevano “dulcis in fundo”, c’era un motivo.

Perché vale la pena mangiare sull’isola Serafini
Mangiare sull’unica isola abitata del Po non è solo un pranzo: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il profumo del fiume, il silenzio della pianura, la nebbia che si alza lenta, e poi una tavola che racconta settant’anni di storia e territorio. La trattoria Cattivelli è uno di quei posti che ti fanno capire perché la cucina italiana è grande: non per la complessità, ma per la capacità di trasformare ingredienti semplici e locali in qualcosa di memorabile. Se siete in zona — o anche solo di passaggio tra Cremona, Piacenza e Pavia — non lasciatevi scappare questa tappa. Prenotate, prendete il traghetto, e lasciate che l’isola faccia il resto.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere sulla trattoria Cattivelli e l’isola Serafini
Dove si trova l’isola Serafini?
L’isola Serafini si trova nel Po, nel territorio di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, al confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna. È raggiungibile in traghetto.
Come si raggiunge la trattoria Cattivelli?
Si arriva in auto fino alla riva del Po, poi si prende il traghetto per l’isola. La trattoria Cattivelli si trova sull’isola Serafini ed è facilmente raggiungibile a piedi dall’approdo.
Qual è il piatto più famoso della trattoria Cattivelli?
Il piatto simbolo è la frittura di anguilla e pesce gatto con chips di patate viola: leggera, croccante e profondamente legata alla tradizione fluviale della bassa padana.
È necessario prenotare da Cattivelli?
Sì, la prenotazione è fortemente consigliata, soprattutto nel fine settimana quando la trattoria è molto frequentata da visitatori provenienti dalle province vicine.
Cosa si mangia da Cattivelli oltre al pesce di fiume?
Il menù segue la stagionalità e propone salumi tipici piacentini come il culatello, pasta fresca fatta in casa, secondi di carne e dessert artigianali. La cucina rielabora la tradizione della pianura padana con cura e creatività.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








