Bloody Mary e fa subito Halloween.
Il cocktail più macabro di tutti i drink possibili è apprezzato veramente da pochissimi affezionati che non pensano troppo al colore e alla consistenza, ma mirano semmai al suo sapore inconfondibile.
Paura eh?
La base per poter realizzare un buon Bloody Mary è infatti il succo di pomodoro che ai più non appare una scelta molto allettante per fare l’aperitivo il venerdì sera (complice forse anche il nome leggermente macabro). E’ un drink che è stato inventato nel 1939 da Geroge Jessel (e poi contestato dal francese Fernand Petiot), originariamente per metà succo di pomodoro e per metà vodka destò l’interesse di tutti al tempo, tanto da renderlo famoso con il passare degli anni. Si racconta anche che fu un drink molto bevuto da Ernest Hemingway, preparatogli con cura da (una) delle tante mogli avute per lenire l’odore di alcool di cui Ernst odorava spesso, a causa dei suoi problemi di alcolismo.
L’origine del suo nome prende ispirazione da personaggi della storia femminili, prima tra tutte la regina Maria I d’Inghilterra, anche se in linea generale nel folklore una Bloody Mary era considerata una strega o un fantasma evocata solitamente per farsi rivelare il futuro attraverso uno specchio (e pare proprio non finisse mai bene).
Secondo l’IBA (International Bartenders Association) l’occorrente necessario per creare un buon Bloody Mary sono:
Lo sapevate che esistono mille varianti di questo drink? Ad esempio c’è chi ci mette il curry e l’habanero, o addirittura il wasabi.
Guardate come si fa:
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