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Street food, le 10 specialità più buone d’Italia

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Lo street food esiste da una vita, solo che si chiamava in un altro modo, a seconda del luogo in cui veniva cucinato. Si parla del cibo, spesso povero, tipico dei chioschi all’aperto che si trovano praticamente in ogni città italiana, ognuna coi suoi prodotti tipici e il suo gusto particolare.

Certo, Chef Rubio e i suoi programmi tv hanno contribuito enormemente a dare visibilità a quelli che della cucina sembrano gli ultimi e invece, come ci ha dato lui stesso quando l’abbiamo incontrato al Better Days Festival“Le persone che cucinano nel mio programma servono per far vedere agli spettatori che, passo dopo passo, tutti possono imparare a cucinare. Che la cucina è democrazia, che appartiene a tutti e che se alla gente si toglie la possibilità di imparare a cucinare, ci sarà sempre una frattura insanabile tra il cuoco, che spesso fa il fenomeno,  e il pubblico”.

Qui sotto troverete un giro d’Italia di sapori, di sensazioni tattili, di gusti per palati non esattamente fini, ma genuini e molto buoni. Non è una classifica. Fosse per noi, mangeremmo tutti questi piatti ora, adesso, insieme.

 

10) Pane e panelle 

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La ricetta siciliana per eccellenza, il pane con la frittela fritta di ceci, spesso consumato insieme alle crocchette di patate (per stare leggeri). La sua variante livornese è il 5 e 5, in cui si serve la farinata di ceci dentro una focaccia chiamata schiacciata.

 

9) Bombetta 

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Una ricetta di quelle che fanno piangere di bontà: involtini di maiale (o di vitello) ripieni oppure avvolti di pancetta, con un cuore di caciocavallo. Si mangia in tutta la Puglia, in special modo a Martina Franca, Cisternino, Locorotondo e Alberobello.

 

8) Panissa

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Piatto tipico ligure. Gli ingredienti sono gli stessi della farinata di ceci, senza però l’olio d’oliva. Si taglia a cubetti e si serve freddo o tiepido con olio, limone e cipolla. Il piatto ligure è del tutto diverso dal piatto piemontese, guai a sbagliare.

 

7) Lampredotto

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Piatto tipico fiorentino a base di stomaco di bovino. Ok, detto così suona male e invece è prelibato e va a nozze con la salsa verde. Si gusta sopra le fette di pane abbrustolito oppure nel più classico panino, che è ala morte sua.

 

6) Sgagliozze

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Chi visita Bari non può non provare le sgagliozze, la polenta fritta che veniva cucinata per ore e ore da Finella, sotto l’arco di Bari vecchia. Il settimanale Newsweek le ha messe tra le 101 meraviglie gastronomiche d’Europa e un motivo ci sarà. Servite caldissime e cosparse di sale durante le sagre, tengono viva la tradizione culinaria pugliese.

 

5) Pani câ meusa

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Questo panino è un’esclusiva di Palermo e consiste in una pagnotta morbida chiamata vastella, spolverata di sesamo, imbottita di pezzi di milza, di fegato e di polmone di vitello, soffritti nella sugna. Il panino può essere integrato con caciocavallo grattugiato o ricotta.

 

4) Frittatina di pasta 

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Ricetta napoletana d.o.c., una tira l’altra e non si può smettere di mangiarle. Prendete la i bucatini, la besciamella, prosciutto cotto e piselli, e poi via di frittura. I napoletani la mangiano per aprirsi lo stomaco, prima di una pizza come dio comanda.

 

3) Arancine di riso

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Di nuovo a Palermo, troviamo uno dei piatti street più famosi: le arancine di riso, dei timballi fatti di riso e ripieni con ragù o formaggio e prosciutto, poi impanati e fritti.  Una particolarità: a Palermo le arancine sono femminili, mentre a Messina, nella Sicilia Orientale e in tutto il resto d’Italia, cambiano sesso diventando maschili (arancini).

 

2) Arrosticini 

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Gli arrosticini sono sinonimo di Abruzzo. Spiedini di carne di pecora che in alcune zone sono chiamati rustelle, dalla cui variante ha origine il nome dell’equivalente ligure (fatte con carne di capra). Da farne indigestione.

 

1) Folpetti 

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Saliamo in Veneto per i folpetti, i moscardini bolliti e serviti con salsa al prezzemolo, olio, pepe e succo di limone appena spremuto, su di una fetta di pane. Una delizia che può essere accompagnata da una fetta di polenta, frittelle di seppia o polpette di gamberi.

 

Simone Stefanini

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