Mangiare è un gesto quotidiano, quasi scontato, eppure dietro ogni alimento si nascondono storie e implicazioni che raramente conosciamo a fondo. Vale anche per il riso, uno dei cibi più diffusi al mondo, base di diete millenarie e presente sulle tavole di miliardi di persone. Considerato un alimento sano, digeribile e versatile, negli ultimi mesi è però finito al centro di un’ondata di allarmi che ne mettono in discussione la sicurezza.
Il riso sotto la lente: richiami e dati ufficiali
Pochi giorni fa il Ministero della Salute ha ordinato il ritiro di un lotto di riso basmati contaminato da pesticidi vietati in Europa. Non si tratta di un episodio isolato. I dati diffusi dal RASFF (sistema di allerta rapido europeo per alimenti e mangimi) mostrano un incremento costante delle notifiche di contaminazione. Nei primi sei mesi del 2025 le segnalazioni hanno già superato quelle dell’intero anno precedente.

La maggior parte dei casi riguarda le importazioni da India e Pakistan: secondo i rapporti ufficiali, l’82% dei lotti irregolari proveniva da questi due Paesi. Le differenze normative giocano un ruolo decisivo. In India e Pakistan l’uso di alcuni fitofarmaci è consentito, mentre in Europa quelle stesse sostanze sono vietate perché considerate rischiose per la salute. La conseguenza è che tonnellate di riso finiscono sotto sequestro o vengono respinte ai controlli doganali.
Ma l’allarme non si ferma al riso d’importazione. Anche alcune varietà italiane, come il Carnaroli, sono state oggetto di verifiche approfondite. In analisi condotte lo scorso anno sono state rilevate tracce di cadmio e arsenico, metalli pesanti che, se assunti in dosi elevate, possono provocare effetti nocivi sull’organismo. Pur restando sotto i limiti di legge, la presenza di queste sostanze riaccende il dibattito su pratiche agricole e controlli lungo la filiera. Il riso, celebrato come alimento simbolo di equilibrio, si trova così in una posizione ambivalente: alleato della salute e al tempo stesso possibile veicolo di sostanze indesiderate.
Sicurezza alimentare e contraddizioni di un cibo universale
Il paradosso è evidente. Da un lato il riso continua a essere consigliato in molte diete, usato nelle mense scolastiche, ospedaliere e nelle case di milioni di famiglie. Dall’altro, la realtà dei dati mostra un prodotto che non sempre è esente da rischi. La questione solleva interrogativi su come vengano gestite le importazioni, sui sistemi di controllo e sulle differenze di regole tra Paesi produttori e mercati di consumo. In Europa la normativa impone limiti severi su pesticidi e metalli pesanti, con controlli regolari che permettono di individuare i lotti non conformi. Ma il fatto che gran parte delle notifiche riguardi sempre gli stessi Paesi produttori spinge molti osservatori a chiedersi se non sia necessario rivedere le politiche di importazione, privilegiando fornitori che garantiscono standard più simili a quelli europei.
Per i consumatori, l’unica certezza rimane la tracciabilità. Controllare l’etichetta, conoscere l’origine e affidarsi a marchi che dichiarano controlli aggiuntivi diventa un passo fondamentale. Le associazioni di categoria chiedono campagne di sensibilizzazione più incisive, così da rendere i cittadini consapevoli di ciò che acquistano. Il tema è delicato perché tocca uno degli alimenti più diffusi e trasversali. Il riso non appartiene a una sola cultura gastronomica, ma è presente ovunque, dall’Asia al Mediterraneo. La sfida per i prossimi mesi sarà conciliare questa universalità con la necessità di garantire standard di sicurezza alimentare che non lascino margini a dubbi.