Categories: Ristoranti

ABBIAMO MANGIATO SULL’UNICA ISOLA ABITATA DEL PO’

Ma voi avete mai mangiato sull’unica isola abitata del Po? Noi sì, anche se questo pranzo risale all’era pre-covid. L’isola Serafini, indubbiamente, è un territorio unico e poco esplorato. Tra la nebbia densa si intravede una cascina tipica della pianura padana, dove in tempi normali cremonesi, piacentini e pavesi si radunerebbero la domenica. Ed eccoci arrivati all’antica trattoria Cattivelli, non preoccupatevi, il nome è tutta un’altra storia rispetto al loro menù.

Da Cattivelli si rispetta la stagionalità ed è proprio questo uno dei motivi di eccellenza in un territorio così particolare, fragile e sempre soggetto ai cambiamenti come quello fluviale. Noi comunque puntiamo subito lui, il culatello, e iniziamo proprio con un assaggio dell’antipasto piacentino accompagnato da formaggi e giardiniera: il dolce del salume abbinato alla leggera acidità delle verdure ha creato subito un piacevole inizio.

Ligi alla stagionalità scegliamo i primi con relativa semplicità: maccheroncini con funghi e zucca e gnocchi con crema di carote e Parmigiano, quest’ ultimi ovviamente fatti in casa, ognuno con una forma diversa, con delle pieghe diverse nella quali si avviluppa la morbida crema che li colora.

Ma da Cattivelli il vero protagonista è il fiume e il suo pesce di acqua dolce. Lo ammetto: non avevo mai assaggiato l’anguilla, a 30 anni, mi è sembrato il momento giusto per provarla. Frittura di anguilla e pesce gatto serviti con chips di patate viola, il piatto più famoso di Cattivelli. Nulla a che vedere con i fritti misti commerciali che sono soliti proporre nella stagrande maggioranza dei ristoranti lungo le coste dello Stivale. Potreste pensare ad un piatto unto e pesante, eppure la frittura leggera e il sapore lontano di mare hanno onorato questo preparazione tipica elevandola a grande piatto. Questo è il Fish & Chips della bassa.

Abbiamo voluto esagerare e provare anche il filetto di maialino da latte in crosta di coriandolo rosolato al miele d’acacia. Si vede dalla foto che si tagliava con la forchetta?

Bando alle ciance, quando mangio fuori (ora un bel ricordo) cerco sempre di carpire dal cameriere le descrizioni dei dolci presentati ai tavoli vicini. Sgranocchiando una chips di patata viola avevo già deciso il dessert: mousse di fichi d’India, spumosa ma non stucchevole, accompagnata da un magnifico sorbetto al lampone fatto in casa. Un dolce che ricordo ancora come uno dei più buoni mai assaggiati. Se i latini dicevano “dulcis in fundo”, c’era un motivo.

La storia della trattoria Cattivelli va avanti ormai da più di 70 anni e il legame strettissimo con questo territorio fa la differenza. Occorre precisare però che non parliamo di una trattoria “dozzinale”, le sorelle Cattivelli non stravolgono la tradizione ma la rielaborano, portandola ad un alto livello e mantenendo la genuinità.

Giulia Ferraraccio

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