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Cheese addiction: il formaggio come la tossicodipendenza

Say cheese!

Allora parliamoci chiaro: il formaggio, di qualsiasi forma o provenienza sia, è forse una delle cose più buone esistenti sulla terra. Il formaggio è democratico, mette d’accordo tutti, è forma di espressione libera: c’è il pecorino (stagionato o meno), il parmigiano reggiano, la mozzarella, il taleggio, la stracciatella, la crescenza (o stracchino?), la provola, il brie, la treccia, la ricotta (salata, di pecora, di mucca, di capra), il primo sale, la feta, santo cielo stavamo per dimenticarci il gorgonzola!

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Un pensiero va a tutti gli intolleranti al lattosio, che con immenso dolore devono rinunciare a strafogarsi di ogni tipo di latticino da accompagnare a qualsiasi tipo di piatto. Sì perché un’altra cosa che andrebbe notata è che noi italiani il formaggio lo mettiamo o lo aggiungiamo davvero a qualsiasi cosa: che sia la spolverata sopra la pasta, il tagliere con i salumi, il panino con la mortadella, la pizza, le pere e il miele, i dolci, ogni pietanza ha la sua perfetta cheese combo. Ma cosa è che rende il latte un alimento a cui si rinuncia così difficilmente? Pare sia tutta colpa della caseina, che crea un vero e proprio processo chimico interno che ci rende letteralmente dipendenti da questo alimento; gli studiosi dell’Università del Michigan hanno portato avanti uno studio, campionato su un numero consistente di studenti, dove hanno potuto constatare come il formaggio sia il primo di una lista variegata di alimenti a cui non si riesce a dire di no, a causa dell’appagamento sensoriale che produce in ognuno di noi. La colpa infatti sta tutta dentro il nostro stomaco: quando mangiamo un qualsiasi tipo di latticino la caseina presente in esso si scinde durante la digestione rilasciando una serie di oppiacei, chiamate le casomorfine.

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Insomma quasi come la dipendenza da eroina. Chiaramente non è paragonabile all’effetto che le droghe hanno sul nostro cervello, ma si aggiudica il primo posto tra tutti gli alimenti che creano delle vere e proprie addiction. 

Formaggio, pere e miele

Per avere un’ulteriore prova abbiamo provato a fare qualche semplice domanda a Sara, una vera cheese addicted:

Quanto formaggio mangi solitamente?

Non tutti i giorni ma comunque molto spesso, lo mangio con molta tranquillità dato che non ho problemi di salute specifici; per esempio non esiste per me mangiare la pasta (dove si può) senza formaggio.

Quale è il periodo più lungo in cui non hai mangiato formaggio?

Non mi ricordo, perché probabilmente non c’è mai stato.

Il tuo formaggio preferito (se esiste).

Ne ho (ovviamente) più di uno, degli stagionati sicuramente il grana o comunque il parmigiano reggiano, dei formaggi freschi invece tutti, non esiste un formaggio che non mi piace

La sensazione che provi una volta che ti mangi il tuo piatto preferito con il formaggio.

Non è tanto l’appagamento nel magiarlo quanto la delusione che avrei nel non mangiarlo in un piatto in cui ci starebbe da dio.

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Memo per voi: il troppo stroppia sempre, quindi usate il formaggio con parsimonia ed equilibrio dato che, come ben sappiamo, rientra in quella categoria di alimenti grassi che sono pieni di elementi che non contribuiscono alla salute del nostro organismo. Quindi formaggio sì, ma con moderazione.

 

 

 

Chiara Lauretani

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