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Buonissima 2026 Torino: quando l’arte scende a tavola con Niko Romito e Jeremy Chan

Buonissima 2026 Torino: l'arte a tavola con Niko Romito e Jeremy Chan
C'è qualcosa di straordinario nell'idea di sedersi a tavola all'interno di un museo, con le opere d'arte che ti circondano e un piatto d'autore davanti a t

C’è qualcosa di straordinario nell’idea di sedersi a tavola all’interno di un museo, con le opere d’arte che ti circondano e un piatto d’autore davanti a te. È esattamente questa sensazione — sospesa tra cultura visiva e piacere del gusto — che Buonissima 2026 Torino promette di regalare a chi ama il cibo non solo come nutrimento, ma come forma d’espressione autentica. Dal 21 al 25 ottobre 2026, Torino si trasforma in un palcoscenico gastronomico capace di unire cucina contemporanea, tradizione piemontese e spazi culturali d’eccezione, in un programma che quest’anno ha già fatto parlare di sé ben prima dell’apertura.

Quando il cibo incontra l’arte: la filosofia del festival

Buonissima non è un festival gastronomico come tanti altri. Non si tratta semplicemente di degustazioni o showcooking in spazi neutri: la sua identità nasce proprio dall’incontro tra due linguaggi che, in apparenza, sembrano distanti ma che condividono la stessa radice. Il bello — che sia una tela di un pittore o un piatto composto con cura maniacale — richiede visione, tecnica e coraggio di sperimentare.

Torino, del resto, è una città che questo dialogo lo conosce bene. Con i suoi musei, le sue piazze barocche e una scena gastronomica che spazia dalle piole storiche ai ristoranti di ricerca, il capoluogo piemontese è il contenitore ideale per un evento che vuole abbattere i confini tra sala espositiva e sala da pranzo. Buonissima 2026 Torino radicalizza questa visione, portando chef di livello internazionale dentro gli spazi culturali più iconici della città.

L’accoppiata inedita: Niko Romito e Jeremy Chan alla GAM

Se c’è un momento che concentra tutta l’energia del festival, è quello del 22 ottobre 2026: Niko Romito e Jeremy Chan cucineranno insieme alla GAM — Galleria d’Arte Moderna di Torino, in quello che si preannuncia come uno degli eventi gastronomici più attesi dell’anno in Italia. Due voci distinte della cucina contemporanea, due approcci al cibo profondamente diversi tra loro, che per la prima volta condivideranno la stessa cucina.

Niko Romito è uno dei cuochi italiani più rigorosi e riconoscibili della sua generazione. La sua cucina — radicata nell’Appennino abruzzese ma di respiro assoluto — è fatta di sottrazione, concentrazione dei sapori, rispetto quasi ossessivo per la materia prima. Ogni suo piatto è il risultato di un processo lungo, silenzioso, dove l’essenziale trionfa sull’ornamentale. Mangiare una sua preparazione significa capire cosa c’è dentro un ingrediente quando lo si spoglia di tutto il superfluo.

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Jeremy Chan, chef londinese di origini canadesi, porta invece una prospettiva radicalmente diversa: la sua cucina è un crogiolo di influenze asiatiche, tecniche occidentali e una sensibilità estetica che trasforma ogni piatto in qualcosa di visivamente potente. Il suo approccio è più istintivo, stratificato, capace di sorprendere con accostamenti che sembrano impossibili fino al momento in cui li assaggi.

Metterli insieme alla GAM — uno spazio dove l’arte contemporanea dialoga con la storia — non è una scelta casuale. È una dichiarazione di intenti: il cibo, come la pittura o la scultura, può essere un linguaggio universale capace di creare connessioni tra mondi apparentemente lontani. Assistere a questa cena significa essere testimoni di un confronto creativo che difficilmente si ripeterà nelle stesse condizioni.

Bistrot, piole e la Torino che non smette di stupire

Ma Buonissima 2026 Torino non è solo quella cena straordinaria alla GAM. Il festival si estende per cinque giorni attraverso la città, coinvolgendo luoghi e format molto diversi tra loro, capaci di intercettare pubblici e sensibilità differenti.

I bistrot torinesi diventano protagonisti di eventi che celebrano la cucina contemporanea in un registro più accessibile e conviviale. Se la cena al museo rappresenta il vertice dell’esperienza, i bistrot offrono la possibilità di vivere il festival con un’atmosfera più rilassata, dove la sperimentazione si mescola alla quotidianità. È il formato giusto per chi vuole avvicinarsi alla cucina d’autore senza la solennità di un ristorante stellato.

Poi ci sono le piole — e qui il festival rivela la sua anima più autentica. Le piole sono le osterie tradizionali piemontesi, luoghi dove il tempo sembra scorrere più lento, dove si mangia vitello tonnato, bagna cauda e tajarin al ragù come si faceva decenni fa. Includerle nel programma di Buonissima non è nostalgia fine a se stessa: è un atto di rispetto verso una tradizione gastronomica che ha formato generazioni di palati e che continua a rappresentare l’identità più vera di questa città.

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  • Cena d’autore alla GAM — il cuore pulsante del festival, con Romito e Chan il 22 ottobre
  • Bistrot in festa — eventi diffusi nei locali contemporanei della città, per un’esperienza più informale
  • Le piole protagoniste — la tradizione piemontese celebrata nei suoi templi storici

Perché Torino è la città giusta per questo festival

Non è un caso che un festival come questo abbia trovato casa proprio a Torino. La città sabauda ha una relazione con il cibo che va ben oltre il semplice piacere della tavola: è una questione di identità, di storia, di orgoglio territoriale. Il Piemonte è una delle regioni gastronomicamente più ricche d’Italia, con una tradizione enologica e culinaria che ha pochi eguali nel mondo.

Torino, in particolare, è una città capace di tenere insieme passato e futuro senza che l’uno soffochi l’altro. I suoi musei ospitano collezioni di valore assoluto; i suoi mercati — come il celebre Porta Palazzo — sono un trionfo di biodiversità alimentare; i suoi ristoranti spaziano dall’osteria di quartiere alle tavole più innovative della penisola. È una città che sa cosa significa mangiare bene, e lo sa da secoli.

Questa consapevolezza rende Buonissima 2026 qualcosa di più di un semplice evento: è una conversazione che la città ha con se stessa e con il mondo, usando il cibo come lingua franca. Puoi scoprire il programma completo e tutte le informazioni aggiornate sul sito di Dissapore dedicato al festival.

Come vivere al meglio questi cinque giorni

Se stai pensando di partecipare a Buonissima 2026 Torino, il consiglio più utile è quello di non limitarti a un solo evento. Il festival è costruito per essere vissuto in modo stratificato, alternando le esperienze d’eccellenza — come la cena alla GAM — con momenti più quotidiani e radicati nel territorio.

Ecco qualche suggerimento pratico per organizzare al meglio la tua esperienza:

  • Prenota con anticipo gli eventi più attesi, a partire dalla cena del 22 ottobre: posti limitati e alta domanda si traducono quasi sempre in disponibilità esaurita in poco tempo.
  • Esplora i bistrot anche nei giorni precedenti o successivi alla cena principale: spesso è in questi contesti che si scoprono le sorprese più inattese del festival.
  • Non saltare le piole: sedersi in una di queste osterie storiche e ordinare un piatto della tradizione piemontese è un’esperienza che completa il racconto del festival in modo imprescindibile.
  • Visita la GAM anche al di fuori dell’evento serale: il museo, con le sue collezioni di arte moderna e contemporanea, merita una visita autonoma che arricchisce ulteriormente il senso dell’intera esperienza.
  • Cammina per la città: Torino si scopre anche a piedi, tra portici, caffè storici e mercati che raccontano una cultura alimentare profonda e vivissima.

Cinque giorni sembrano tanti, ma quando una città decide di celebrare il cibo con questa intensità, il tempo non basta mai. Buonissima 2026 Torino è un invito a rallentare, a prestare attenzione a ciò che si mette nel piatto e a chi lo prepara, a capire che mangiare bene non è un lusso riservato a pochi, ma una forma di cultura accessibile a chiunque voglia mettersi in ascolto. E quest’anno, con Niko Romito e Jeremy Chan che si sfidano tra le sale della GAM, il livello della conversazione si alza ancora di più.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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