Food
di Simone Stefanini 30 Gennaio 2016

Better Days Festival: Chef Rubio è il manzo democratico

Come salvare la tradizione culinaria italiana trasformandola in un prodotto pop

rubio1  Foto di Alessandro Sozzi

 

Si parla di cucina in tv e su YouTube nel panel al Bruno Munari Stage. Il super ospite è Chef Rubio e la sala è gremita. Molti fan, qualche curioso e un sacco di ragazze con gli occhi a cuore. Sì perché Gabriele Rubini (lo chef ha pure un nome), è anche, ma non solo, un sex symbol. Nonostante per sua stessa ammissione sia ingrassato durante le riprese di Unti e bisunti, il suo programma su DMAX. 

“Mangio anche 9 volte al giorno e poi mi illudo che una corsetta possa fare il miracolo. Non succede mai. Un consiglio: vestitevi sempre di nero.”

Ma lui, coi suoi tatuaggi e il suo modo di interagire col cibo, non è l’unico motivo del successo del suo programma. I veri protagonisti sono gli interpreti delle puntate, quelli che cucinano e che introducono i piatti. Loro fanno quei piatti tutti i giorni e il loro racconto ha tutto un altro spessore e sapore. Non finiremo mai di ringraziarli.”

Ci spiega che i personaggi vengono trovati durante l’arco di tutta la settimana, nei 3 giorni di sopralluogo, per poi selezionare quelli più affidabili.

 

rubio3  Foto di Alessandro Sozzi

 

Rubio ha iniziato come tanti, grazie ai video su YouTube che girava con zero mezzi. La sua attitudine ha portato Luca Bersaglia di DMAX a credere nel progetto e a vederci un formato che andasse oltre la durata dei video. Da lì a Unti e bisunti il passo è stato breve e il programma è evoluto nel corso delle tre edizioni. Dai 20 minuti canonici all’ora intera, in cui gli elementi di commedia, quasi filmici sono stati ampliati. Però la linea comica serve per veicolare un messaggio ben più importante.

“Le persone che cucinano nel mio programma” spiega Rubio “servono per far vedere agli spettatori che, passo dopo passo, tutti possono imparare a cucinare. Che la cucina è democrazia, che appartiene a tutti e che se alla gente si toglie la possibilità di imparare a cucinare, ci sarà sempre una frattura insanabile tra il cuoco, che spesso fa il fenomeno,  e il pubblico”.

 

rubio2  Foto di Alessandro Sozzi

 

Una curiosità che ci siamo sempre chiesti: Rubio avrà mai rifiutato un piatto durante le riprese? E lì il vate dello street food risponde con un aforisma totale: “Il problema è la quantità, non la qualità. Coi panini con la milza ho veramente esagerato. Il veleno sta nella dose, anche un carrello di carote alla fine fa male, mentre se bevi il succo di un kg di prezzemolo, muori sicuro.”

E com’è visto Rubio dai suoi colleghi? Lui non si sbottona e rilascia un diplomatico “con rispetto“. E alla dichiarazione di Cracco che mette la cipolla nell’amatriciana risponde: “Preferisco non entrare nelle polemiche create ad hoc. Ad ogni modo, io non ce la metto“.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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