Polemica
di Chiara Lauretani 12 Ottobre 2018

Ma abbiamo veramente bisogno di usare i canditi?

Candito vade retro.

Il mondo si divide in due grandi categorie: quelli che amano i canditi e quelli che li odiano, li detestano, li evitano in ogni modo.

Per il candito c’è un odio sincero

La cosa divertente della faccenda dei canditi è che chi li mangia non ha molti problemi a riguardo, li accetta serenamente come parte integrante del dolce che si sta gustando, chi invece non li apprezza non riesce mai ad accettare la loro presenza con serenità: li odia con tutto se stesso, si indiavola con chi non ha pensato che al diretto interessato non sarebbero piaciuti, inveisce con un “ma dai, perché lo avete preso con i canditi?” “non si può andare avanti così, su, che schifo!”, chissà quante relazioni sono finite per colpa di pezzi di frutta così piccoli. L’epilogo poi segue più o meno sempre lo stesso copione, la vittima dei canditi preparandosi con la stessa meticolosità di un chirurgo uscito da Dr. House, con aria scocciata inizia un lento procedimento di rimozione, candito per candito, senza farsene sfuggire neanche uno per sbaglio: il campo di guerra deve essere completamente sgombro di queste mine anti-uomo definite nel gergo comune canditi (o per i più estremisti “cibo di Satana”).

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La canditura è un metodo di conservazione dei cibi (soprattuto la frutta) a base di zucchero; ha origine lontanissime, veniva impiegato già nell’antica Cina e nella Mesopotamia in cui però si usavano miele e sciroppo di palma; anche gli antichi Romani utilizzavo il nettare delle api come “conservante” naturale per i loro pescati; i veri precursori della canditura sono però gli arabi che avevano l’abitudine di servire gli agrumi canditi in occasione festive. Non a caso il termine candito deriva dall’arabo qandat, che in sanscrito si scriveva khandakah, cioè zucchero. Saranno poi i primi mercati navali ad esportare la frutta candita anche in Occidente, motivo per cui una delle regioni che utilizza maggiormente i canditi nella sua pasticceria è proprio la Sicilia.

No!

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I canditi si nascondono ovunque: cannolo, cassata, panettone, struffoli, dolci di mandorla, fritole, panforte, ricciarelli … bisogna sempre stare in guardia, una cosa è certa: dove ci sono delle mandorle spesso e volentieri si nascono anche dei canditi, ergo state attenti!

Chiediamoci quindi se veramente necessitiamo di queste bombette concentrate di zucchero nei nostri dolci? Non credete che accentuino un po’ troppo la dolcezza a livelli diabetici? Non vi viene da fare questa faccia ogni che volta che (disgraziatamente) ve ne finisce uno in bocca? Ma lo sapevate che fanno candito anche il melone? Yuk.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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