Social eating: siamo stati a una cena dove finisci a tavola con degli sconosciuti

Si mangia alla grande e si fanno nuove amicizie: approvato

social eating cuoco domicilio Foto: Gabriele Ferraresi

 

Il food-sharing – pochi giorni fa vi abbiamo raccontato delle app che aiutano a non sprecare cibo – permette di risparmiare e combattere lo spreco alimentare, aiutare bisognosi senza sforzo e in tempistiche immediate. Ma il fenomeno non si limita alla beneficenza disinteressata, ci si può anche divertire tra amici, o conoscerne di nuovi.

Il social eating o food surfing infatti è un’esperienza di condivisione mediata da piattaforme social che permettono di organizzare eventi e serate a sfondo culinario dove i partecipanti dividono le spese, mentre i piatti cucinati da uno chef amatoriale, una persona appassionata di cucina che propone il suo menù in rete, indicando data, orario dell’evento e il numero dei partecipanti che si possono prenotare.

Chiunque può indossare il grembiule e offrire il suo menù. Importato dagli States il “pasto al buio” si è diffuso anche in Italia con Gnammo e New Gusto tra i più diffusi; tra gli altri meritano di essere segnalati VizEat e PeopleCooks, mentre Weeats non è più in attività. New Gusto nasce alla fine del 2011, è un’idea dell’abruzzese Cristiano Mazzocchetti, amante del viaggio e della buona cucina che si è inventato un portale che permette ai turisti di assaggiare il cibo tipico della tradizione locale direttamente a casa dell’offerente.

Il miglior modo per bypassare l’ubiquità delle grandi catene di ristoranti e gli spesso raccapriccianti menù turistici, per saggiare con la propria bocca la tradizione culinaria della località in visita. Ma l’esperimento più riuscito è senza dubbio Gnammo, già segnalato nel 2013 fra i migliori 10 siti di social eating al mondo.

Alla radice del successo di questa community nata a febbraio 2012 dall’idea di tre giovani di Torino e Bari c’è un portale colorato ed efficiente e offerte varie e diversificate: dall’aperitivo in terrazza al corso di cucina, dalla serata a tema alle offerte proposte da ristoranti blasonati, in alternativa al classico “home food” che resta comunque la formula più diffusa.

Che cosa si prova a mangiare accanto a sconosciuti in ristoranti improvvisati? L’esperienza, culinaria e di socializzazione, vale l’imbarazzo dei primi minuti? C’è solo un modo per rispondere: diventare uno Gnammer.

E così per una sera lo sono diventato.

 

social eating cuoco domicilio Foto: Gabriele Ferraresi

 

Microcosmi di un loft

L’appuntamento è fissato alle 21 a Milano in zona Loreto. Dopo aver attraversato l’androne di un condominio da poco ristrutturato, si apre la porta di un elegante loft e ad accogliermi c’è una sorridente coppietta di poco sopra la trentina. Il tavolo da pranzo è apparecchiato a dovere: set di bicchieri per vini, tovaglia rosso fuoco e varie bottiglie che Vinitaly ha offerto per questa esclusiva serata. Io e la mia accompagnatrice ci presentiamo agli ospiti che, giunti in anticipo, chiacchierano nel salone. Parliamo con una giovane coppia: si sono conosciuti ad una serata su Gnammo “solo per single” organizzata dalla stessa cuoca che oggi cucinerà per noi.

Entrambi avevano  poi adocchiato l’evento di questa sera, così eccoli al secondo appuntamento. Ci assicurano che L. è molto brava a cucinare; siamo curiosi e affamati. Passano i minuti e arrivano altre persone, molte più di quanto mi aspettassi. Così, tra adulti dallo spirito giovane, single in cerca dell’amore perfetto (?) e coppie desiderose di socializzare, poco a poco siamo al completo e pronti per la cena. Come me, anche per molti questa sera è la prima volta. Di questa scatenata dozzina solo pochi si conoscono, due coppie sono venute assieme, ma ci sono anche single temerari.

L’età media che si aggira sui trent’anni: siamo nettamente i più piccoli, intorno alla ventina. Qualche ospite potrebbe essere mio padre. Mentre L. e l’accomodante compagno in camicia bianca cucinano, gli ospiti possono approfondire le conoscenze. Alcuni invitati sono ballerini di tango che frequentano spesso le sale da ballo; a quanto pare anche i cuochi fanno parte del giro. Di fronte a me siede un tizio sulla quarantina venuto senza accompagnatore: rivela di essere un giornalista di un noto mensile scientifico italiano. Sarà forse anche lui qui in incognita?

I piatti di L. sono veramente sfiziosi e delicati. La cuoca spiega che per questa sera ha voluto rivisitare ricette tradizionali: antipasto con sfoglia di pere e formaggio, stuzzichini, un primo di lasagne, e infine crostata con crema fredda al cioccolato impreziosita da freschissima ricotta di capra.

I piatti sono azzeccati, il vino accompagna bocconi e risate. La serata viaggia spedita. Due sono i temi più discussi: la figliata del maialino vietnamita che una coppia cerca scherzosamente – ma non troppo – di rifilare agli altri ospiti e i viaggi avventurosi vissuti da qualche fortunato in giro per il mondo. Dopo il dolce mi fermo a parlare con il compagno di L.:  una persona gentile ed educata. Mi racconta delle sue origini da albergatore e una passione ritrovata per il catering grazie ai “pasti al buio”. Domani sera ne organizzano un altro, già sold out come quello di oggi. Salutiamo l’allegra combriccola e altro non possiamo dire se non augurare a questa coppia di continuare a creare momenti di intima socializzazione.

Buon per loro, buon per noi.

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