I dolci della cucina indiana
Food
di chiara dell'oro 1 Luglio 2022

I dolci della cucina indiana

I dolci della cucina indiana sono tantissimi. Il loro sapore è davvero particolare e completamente diverso dai dessert occidentali a cui siamo abituati: è molto comune infatti profumarli e speziarli con cardamomo, zafferano o altre spezie e poi inumidirli con sciroppo di zucchero o acqua di rose.
Già solo a descriverli viene l’acquolina in bocca, ma è un grande peccato che in Italia sia ancora molto difficile trovarli e assaggiarli.

Gli indiani chiamano i loro dolcetti mithais e li considerano parte integrante della cucina indiana. Non solo i dolci vengono gustati durante i pasti, ma sono anche al centro delle numerosissime feste indiane come il Diwali. Alcuni dei mithais, per esempio i laddu, hanno avuto origine nell’antica India, mentre molti altri sono stati introdotti nel paese dai sovrani Mughal provenienti dalla Persia.

Se ti abbiamo incuriosito, ecco alcuni dei più deliziosi dessert indiani che devi provare durante una visita nel paese o ad una cena in un ristorante indiano.

I dolci della cucina indiana

I migliori dolci della cucina indiana

Laddu

I laddoo (o laddu) sono piccoli dolcetti a forma di  sfera, preparati con farina di ceci, farina di riso e zucchero. Esistono moltissime varianti di questo dolce e, in base alla ricetta, all’impasto vengono aggiunti altri ingredienti come cocco grattugiato, cardamomo in polvere e mandorle tritate.

I laddoo vengono solitamente preparati in occasione del Diwali, la festa delle luci, e sono così buoni che rientrano persino nella lista dei dolci preferiti da Ganesh, per questo motivo vengono spesso utilizzati come offerte per il dio.

I dolci della cucina indiana

Kheer

Tra i dolci della cucina indiana il kheer è quello più amato. Gli indiani hanno un debole per i dessert a base di riso e latte, per questo se ne possono trovare di tantissimi tipi. I più comuni e diffusi sono i budini, nei quali rientrano il phirni, il payasam e il kheer che è in assoluto uno dei più amati.

Immancabili per preparare il kheer sono, ovviamente, il riso e il latte che vengono fatti bollire insieme allo zucchero. Successivamente il dolce viene guarnito con spezie (zafferano e cardamomo), frutta secca e noci. Nel sud dell’India il riso è sostituito dai vermicelli (i noodles) e il piatto è chiamato seviyan.

 

Kulfi (con link ad articolo)

Il kulfi è un dolce simile al gelato, diffuso in tutto il subcontinente indiano e nel Medio Oriente.
Il termine kulfi proviene dal persiano e significa “coppa coperta” e molto probabilmente le origini di questo dolce risalgono al XVI secolo, durante l’impero Moghul.
Il kulfi si differenzia dal gelato per i sapori ricchi, tipici della cucina indiana, che lo rendono un prodotto unico nel suo genere. A differenza del gelato, il kulfi non viene montato, presenta una consistenza più densa e cremosa e impiega più tempo a sciogliersi.
I gusti del kulfi sono davvero particolari e in linea con i sapori tipici indiani. Scordatevi i classici gusti del nostro gelato come  fragola, cioccolato e limone, e preparatevi a qualcosa di completamente diverso.

Tra i gusti più tradizionali troviamo rosa, mango, cardamomo (elaichi), zafferano  (kesar o zafran), pistacchio e crema malai, il gusto più classico in assoluto e leggermente più cremoso rispetto agli altri.

Kulfi il gelato tradizionale indiano

 

Ghevar

Il ghevar è uno dei dolci della cucina indiana che dovete assolutamente assaggiare. Si tratta di una vera prelibatezza originaria dello stato del Rajasthan. 
I ghevar hanno una forma a disco o esagono e sono composti da una pastella fritta a base di ghee e farina. Come per tutti i dolci indiani che si rispettano, anche i ghevar vengono poi guarniti con sciroppo di zucchero e l’immancabile frutta secca.

Questo dolce viene distribuito solitamente durante il festival Teej, una cerimonia di due giorni celebrata dalle donne in onore della dea Parvati.

 

Peda

Se volete assaggiare i veri peda, quelli originali, non dovete fare altro che andare nell’Uttar Pradesh, più precisamente a Mathura, la città santa dove questi dolci hanno avuto origine.

Come il laddu, anche i peda sono un’offerta dolce popolare fatta a Dio. Hanno una consistenza morbida e si preparano con latte e zucchero e aromi tipici della cucina indiana, come semi di cardamomo, pistacchi e zafferano. Si possono trovare in due diverse varianti: bianchi oppure colore caramello.

 

Gajar ka halwa

Il gajar ka halwa è un dolce particolare a base di carote grattugiate. Per prepararlo nel modo corretto e tradizionale per prima cosa le carote devono essere bollite a fuoco lento nel latte e nel cardamomo. Una volta cotto, il composto viene fritto nel ghee, il burro chiarificato indiano, e nello zucchero. Infine, si guarnisce il piatto con frutta secca: noci, mandorle e pistacchi tostati insieme al ghee.

Questo dessert è diventato popolare durante il periodo Mughal e oggi viene servito durante le feste indù e musulmane, tra cui Diwali ed Eid al-Fitr.

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Malpua

Anche in India si trovano le frittelle, ma si chiamano Malpua e sono principalmente diffuse nello stato indiano dell’Odisha.
La pastella è composta da farina e semola, ma gli ingredienti possono variare da regione a regione e all’impasto viene spesso aggiunto anche il cardamomo per esaltarne il sapore.

Dopo essere stata fritta, la malpua viene immersa in uno sciroppo di zucchero e servita con il rabri, un latte condensato dolce che le rende ancora più squisite.

 

Rasgulla

Questi dolcetti, che ricordano vagamente degli gnocchi sferici, sono a base di pasta di semola e di chenna, ovvero la ricotta indiana utilizzata per preparare moltissimi dessert.Il segreto dei Rasgulla risiede nella cottura, che avviene all’interno di uno sciroppo dolce a base di zucchero. Solo una volta che lo sciroppo è penetrato nei dolcetti la cottura viene considerata ultimata.

I rasgulla sono così amati e popolari in India che ben due stati indiani, il Bengala occidentale e l’Odisha, da anni si contendono la paternità del dolce.

I dolci della cucina indiana

 

Soan Papdi

Il Soan papdi è un dolce dalla consistenza unica e friabile, dalla preparazione molto elaborata. È un dolce popolare nel subcontinente indiano, ma originario della Persia, ed è da esso che deriva il dolce turco pismaniye. L’ingrediente base è la farina di ceci, a cui si aggiungono zucchero, farina, ghee, mandorle, latte e l’immancabile cardamomo.

Tradizionalmente il soan papdi veniva venduto sfuso all’interno di coni di carta arrotolata, ma oggi è molto frequente trovarlo a cubetti e conservato all’interno di scatole.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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