Polemica
di Simone Stefanini 3 Aprile 2018

Il pesto di Massimo Bottura: quando tocchi la tradizione, gli italiani si incazzano

Massimo Bottura Makes Pesto

The secret ingredient in Massimo Bottura's perfect pesto? Breadcrumbs.Full recipe on Munchies: https://vice.video/2D169DB

Pubblicato da VICE su lunedì 5 marzo 2018

 

Massimo Bottura è uno di quei cuochi che conosci solo per le cose belle. Poco televisivo, proprietario dell’Osteria Francescana a Modena, ristorante da tre stelle Michelin. Dicevamo, cose belle, come aver aiutato con eventi di sostegno i produttori di Parmigiano Reggiano dopo il terremoto dell’Emilia nel 2012, essere stato protagonista della prima puntata del documentario Chef Table di Netflix, aver fondato Il Tortellante, un progetto che coinvolge in cucina, affiancati da cuoche esperte, ragazzi con disturbi dello spettro autistico.

Nella sua carriera ha cucinato per Hollande, la Merkel, Renzi e Obama, ha creato per Expo 2015 il Refettorio Ambrosiano, un teatro dismesso che è diventato un luogo di accoglienza e ristoro per persone in difficoltà e infine, con la moglie ha fondato Food for Soul, col progetto di aprire anche negli Stati Uniti dei refettori per i poveri.

Grazie a questi progetti che mischiano il sociale con la cucina, ha scritto l’ultimo libro Il pane è oro – ingredienti ordinari per piatti straordinari. Tutte queste nozioni biografiche si possono apprendere anche dalla pagina Wikipedia, una veloce lettura e già si capisce la caratura del personaggio e della persona. Giusto pochi giorni fa era ospite di Jimmy Kimmel per parlare di come cucinare senza sprecare cibo.

 

In questi giorni però Massimo Bottura si trova al centro di una polemica tutta italiana per  aver realizzato un video per l’edizione americana di Vice in cui mostra la sua ricetta per il pesto: basilico, olio extravergine d’oliva, parmigiano reggiano, crescione, prezzemolo, briciole di pane e foglie di menta.

In seguito condisce con il suo pesto non le classiche trofie ma i fusilli, che ha accompagnato con fagioli, pomodorini e qualche fogliolina di lavanda.

 

 Grab by

 

Da Genova, patria del pesto e poi a macchia d’olio per tutta l’Italia si è levata un’ondata di indignazione social che neanche quando è stata innalzata l’età pensionabile. Nel video incriminato però, Massimo Bottura non fa mai riferimento al pesto alla genovese, la sua è una rivisitazione secondo la ricetta scritta nel suo ultimo libro che abbiamo citato poc’anzi.

 

Il tenore dei commenti in rete ilgiornale - Il tenore dei commenti in rete

 

I commenti più gettonati vanno dall’utilizzo del frullatore invece del mortaio agli ingredienti che non sono quelli tradizionali. Più volte, per la sua ricetta, è stato chiamato criminale. Con fare ironico, certo, ma l’ironia ha rotto il cazzo.

Citando l’indispensabile libro La disputa felice di Bruno Mastroianni (sottotitolo: dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico): grazie al web siamo stati proiettati nel giro di pochissimo tempo e senza percorsi culturali/educativi adeguati, in uno scenario di confronto costante e quotidiano tra persone provenienti da mondi distantissimi. 

In pratica, il web ha dato l’illusione a tutti di poter giudicare l’operato di tutti, di poter parlare di materie specifiche con i professionisti, sentendosi allo stesso livello. Non è così.

Fare una shitstorm a Massimo Bottura, uno dei cuochi più importanti del mondo, con progetti sociali d’immensa rilevanza equivale a non saper più contestualizzare niente.

 

 grab by

 

Innanzitutto, il video è ad uso e consumo di un pubblico americano, quindi la dicitura pesto viene usata per semplificare, così come l’utilizzo del frullatore al posto del mortaio della nonna. Il pane raffermo viene aggiunto per evitare gli sprechi, come da tema del suo libro. È una ricetta nuova, che non ha niente a che vedere col tradizionale pesto alla genovese ma che può essere altrettanto buona.

Non c’è alcun bisogno di arrivare a minacciare un cuoco che ne sa, solo perché siamo dotati di una connessione internet. È da stupidi, tanto più che la maggior parte dei commentatori non ha mai assaggiato tale ricetta, che vi proponiamo qui sotto:

  • 200 grammi di foglie di basilico
  • 50 grammi di prezzemolo
  • 120 grammi di foglie di menta
  • 25 grammi o mezza tazza di briciole di pane raffermo
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 cucchiai di olio Evo
  • 50 grammi generosi di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di sale

Frullate il tutto in un frullatore, insieme a qualche cubetto di ghiaccio per evitare che le foglie si ossidino e perdano il loro colore brillante. Conditeci la pasta, aggiungendo altro parmigiano. Provate a farla a casa, magari vi piacerà pure e vi farà sentire meno indignati, che sarebbe già un bel passo avanti.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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