Monty Python
Storia
di Eva Cabras 4 Maggio 2018

Cosa c’entra lo spam su internet con il prosciutto in scatola?

Incredibile ma vero esiste un collegamento tra lo spam delle vostre email e il prosciutto in scatola.

Monty Python

I corsi e ricorsi della cultura pop hanno generato connessioni bizzarre per decenni. Tra di esse ha un posto d’onore la genesi del termine spam, che oggi identifica varie forme di abuso commerciale, di marketing o truffe di ogni tipo perpetrate attraverso internet. Se avete una casella di posta elettronica probabilmente avete fin troppa familiarità con il fenomeno in questione, ma cosa sapete della parola spam? Quando è nata? Sarà un acronimo di qualche tipo? Vi abbiamo imbrogliato con un titolo truffaldino? Un attimo, ecco che entra in scena il prosciutto in scatola.

L’azienda americana Hormel Foods Corporation iniziò a produrre il suo spiced ham (prosciutto speziato) nel 1937. Fondendo le due parole che lo descrivono, il prodotto venne battezzato Spam e consisteva in un agglomerato di carne di maiale, gelatina e fecola di patate, contenuto in scatole di latta dalla grafica accattivante. Grazie al suo basso costo e alla sua lunga conservazione, lo Spam divenne uno dei cibi più diffusi tra gli eserciti europei impegnati nella Seconda Guerra Mondiale, mantenendo la sua fama di alimento popolare da working class anche dopo la fine del conflitto.

Carne in scatola

Nel 1970, il gruppo comico britannico dei Monty Python dedicò uno sketch allo Spam nel corso dello show televisivo Monty Python’s Flying Circus. La gag con il prosciutto in scatola è ancora oggi una delle loro performance più famose, un concentrato di nonsense e surreale ambientato in un café a sud di Londra. Lo sketch si apre sull’interno del locale, dove un uomo e una donna vengono calati dal cielo direttamente a un tavolo libero. Intorno a loro c’è un nutrito gruppo di vichinghi. La cameriera recita il menù alla coppia: “Uova e bacon; uova, salsicce e bacon; uova e Spam; uova, bacon e Spam; uova, bacon, salsicce e Spam; Spam, bacon, salsicce e Spam; Spam, uova, Spam, Spam, bacon e Spam; Spam, Spam, Spam, uova e Spam; Spam, Spam, Spam, Spam, Spam, Spam, fagioli, Spam, Spam, Spam e Spam”. La donna cerca di farsi portare un piatto che non contenga Spam, mentre intorno a lei i vichinghi intonano una simpatica canzoncina che decanta quanto lo Spam sia delizioso. Vedete dove andiamo a parare?

Nei primi anni ’90 internet non costituiva ancora il sale della vita quotidiana come oggi, ma esistevano già spazi virtuali in cui navigatori da tutto il mondo potevano interagire tra loro. Erano i progenitori dei forum, delle chat room e dei giochi di ruolo online, dove si scambiavano messaggi, notizie e file in tempi solitamente biblici per la scarsa velocità di connessione. Proprio in questi pionieristici network nacque il concetto di spazzatura elettronica, applicato a messaggi copia-incollati centinaia di volte, a campagne pubblicitarie inviate a ripetizione e, più in generale, al sovraccarico di informazioni ricevute senza consenso. Facendo riferimento al celebre sketch dei Monty Python, alcuni utenti dall’animo geek, sommersi da ciarpame telematico, iniziarono quindi a utilizzare il termine spam come sinonimo di reiterazione, ripetizione ossessiva e bombardamento informatico, adattandosi nel corso degli anni al boom dello spam via posta elettronica e al terrorismo telefonico dei call center.

Siamo quindi partiti da una gag sulla carne in scatola del 1970 per finire a parlare dell’utilizzo sconsiderato dei dati sensibili al tempo di internet. Un pezzo di cultura pop della televisione britannica ha identificato e continua a identificare a livello linguistico un fenomeno tipicamente contemporaneo, mettendo insieme prosciutto ed e-mail con un surrealismo che renderebbe i Monty Python fieri più che mai.

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