Society
di Ornella Cigno 24 Marzo 2016

Contro lo spreco alimentare Starbucks non butterà più il cibo invenduto

Il colosso del caffè si impegna in un nuovo programma anti-spreco, e tra poco arriverà in Italia

starbucks1 Starbucks Newsroom

 

Starbucks, la multinazionale del caffè di Seattle, famosa per i golosissimi frappuccini e gli enormi muffins, ha annunciato di impegnarsi nel nuovo programma contro lo spreco alimentare Food Share.

L’azienda, che negli ultimi anni si è convertita sempre di più al green, ha deciso di collaborare con Food Donation Connection e l’organizzazione no-profit Feeding America per donare il 100% del cibo invenduto nei 7.600 punti vendita americani a chi ne ha bisogno.

Oltre ai pasticcini invenduti che, sempre in collaborazione con Food Donation distribuiva già dal 2010, d’ora in avanti Starbucks non butterà più nemmeno i piatti pronti e i bistro-box. La difficoltà nel donare questi tipi di alimenti stava proprio nel fatto che fossero freschi e deperibili, ma grazie all’organizzazione con le charities locali e un sistema di trasporto refrigerato, adesso potranno arrivare in 24 ore ai destinatari.

“Ci siamo impegnati nel mantenere la temperatura, la consistenza e il sapore del cibo, così che una volta arrivato potesse essere ancora gustato in sicurezza.” ha affermato Jan Maly, brand manager del gruppo.

L’idea è nata proprio dai dipendenti che hanno sentito il bisogno di fare di più per gli sprechi ed è stata poi approvata dal vice presidente per la Responsabilità Globale, Comunitaria e delle Politiche Pubbliche John Kelly.

Si tratta di un passo importante per una nazione in cui sia i dati sulla fame che quelli sugli sprechi sono spaventosi: secondo il Dipartimento Americano dell’Agricoltura, 15 milioni di bambini americani che vivono in famiglia soffrono la fame e altri 50 milioni di americani la combattono ogni giorno. Allo stesso tempo, Feeding America ha stimato uno spreco annuale di ben 32 milioni di chili di cibo.

 

Una commessa Starbucks prepara il sacchetto per il Food Share Strabucks Newsroom - Una commessa Starbucks prepara il sacchetto per il Food Share

 

La sensibilità verso il tema dello spreco alimentare ha spinto altre catene come Chipotle, KFC, Taco Bell e Olive Garden ad adottare nuove politiche organizzative.

Oltre ai privati anche i paesi stanno intervenendo sulle proprie leggi in materia: la Francia lo scorso febbraio è diventata il primo paese al mondo a introdurre il reato di spreco alimentare e proprio in questi giorni anche l’Italia ha detto sì alla legge anti-sprechi.

Agli occhi di molti potrebbe non sembrare vero ma nel nostro paese esiste una forte povertà alimentare, aumentata negli ultimi anni con la crisi economica, secondo l’Istat nel 2014 oltre 4 milioni di italiani vivevano sotto la soglia della povertà alimentare, cioè la condizione di chi può permettersi solo una spesa alimentare povera per quantità e qualità.

Questo provvedimento dovrebbe rendere le pratiche di donazione più semplici: i prodotti agricoli rimasti in campo potranno essere raccolti e donati, il pane non venduto potrà essere ceduto nell’arco delle 24 ore dalla produzione e quando al ristorante avanzeremo del cibo potremo portarcelo a casa con una “family bag”.

Decisioni che sembrano coincidere con un’altra recente notizia che riguarda il nostro paese: per la gioia di tutti i fan golosi proprio Starbucks, dopo anni di tentativi, aprirà in Italia l’anno prossimo nel centro di Milano. Siete pronti a posare in piazza Duomo per il selfie con il bicchierone in mano?

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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