Exotic
di Vittorio Farachi 12 Luglio 2018

Nella pizza più buona del mondo ci vuole la maionese

Gira voce sia una delle pizze più buone al mondo, la fanno a Pesaro e sopra ci va l’uovo e tanta maionese.

Se c’è un elemento del nostro paese riconoscibile nel mondo è la pizza. Di quelli che qualsiasi cosa tu faccia e tipo di persona sia, dallo Zambia ad Alpha Centauri sarà sempre il tuo biglietto da visita. E sulla pizza ognuno è pronto a dire la sua. Perché senza l’acqua di Napoli non puoi mangiare quella vera, ma non è vera pizza neanche se non è al taglio e nel centro di Roma.

A colazione

Non è la pizza migliore nemmeno se non è quella barese, e la pizza poi sì, certo, ma la focaccia ligure è un’altra cosa. È tutto giusto, perché in fondo quando difendiamo certe cose c’entra molto più che il gusto personale. Ci sono i sapori dell’infanzia, i luoghi di formazione e le ricette della nonna, e noi a queste cose ci teniamo.

Ma la pizza più buona del mondo la fanno a Pesaro, e ci si mette la maionese.

Ora, se stai leggendo questo articolo i casi sono due: o sei di Pesaro e sai di cosa stiamo parlando, quindi sei venuto qui a gongolare con le dita unte sullo schermo (un po’ come chi scrive, del resto); oppure non sai di cosa stiamo parlando e sei venuto a scoprire quale aborto gastronomico possa unire la pizza e la maionese, immaginandoti Pacciani che porta le uova a bollore nella campagna toscana su una inerme pizza margherita. Se al primo non c’è bisogno di dire nulla, lui è qui a guardare che succede e bearsi delle grandezze della propria terra, è a te, caro amico della seconda categoria, che stiamo parlando. La nostra storia parte proprio da Pesaro, una ridente cittadina del nord delle Marche, tanto vicina alla Romagna da sentirsi sorella di Rimini e Riccione (in maniera scarsamente ricambiata). Le cose che rendono grandi Pesaro nel mondo sono il basket, l’industria del mobile, qualcuno che ogni tanto dice che ci ha fatto il militare e/o ha studiato ad Urbino, una florida scena musicale indipendente, un bel festival del cinema ed un fantasmagorico festival di musica lirica dedicato a Gioachino Rossini, che a Pesaro ci è nato. Proprio al compositore pesarese, noto gourmet, è dedicata la Pizza Rossini.

Uovo sodo e maionese

La ricetta è davvero molto semplice: pizza a base margherita, uovo sodo tagliato a fette e maionese. Tanta, ma tanta maionese. Se la Rossini formato pizza standard, quelle da partita e cena della domenica sera, si è fatta largo in tutte le pizzerie del comune conquistando generazioni e generazioni di adolescenti fattoni, la quintessenza della Rossini è in formato pizzetta da pasticceria. Perché il pasto d’elezione della Rossini non è la cena ma la colazione, accompagnata non dalla birretta ma dal cappuccino. Per i più accaldati, in caso, il the al limone. E se vi fa schifo l’idea è perché non l’avete mai provata. A livello nutrizionale rappresenta infatti la versione commestibile della sezione aurea, essendo perfettamente bilanciato il rapporto tra i carboidrati dell’impasto, le proteine dell’uovo, le fibre del pomodoro e il grasso della maionese, apportando all’organismo una riserva di energia e risorse fondamentale. (Se sei un nutrizionista vero e stai leggendo questo inciso è per te: sì, lo sappiamo che è una cazzata, che la Rossini è una bomba calorica inutile. Ma tu lasciaci sognare, vogliamo restare unti e felici).

Unti e felici

A tutti gli arditi in ascolto, la pizza Rossini è facilmente replicabile anche a casa. Con una margherita semplice ordinata dalla vostra pizzeria di fiducia è semplice per chiunque riprodurre gli altri due, fondamentali ingredienti e raggiungere un risultato molto simile all’originale. Certo, il quid in più lo darebbe come sempre una mano esperta, ma avanziamo per gradi.

La verità è che per chi è nato a Pesaro la Rossini non è solo una psichedelica assurda buonissima pizza, ma un rituale collettivo, un rito di passaggio, una bandiera e un’icona. La Rossini è la nostra madeleine. Spiegata così fa schifo e non vi verrebbe mai da provarla? Anche il panino con la milza fa schifo detto così, ma andate a vedere a Palermo cosa vi rispondono. E il caso martzu o il sanguinaccio poi? La verità è che ognuno ha la sua Rossini, in un piccolo posto tra il cuore e lo stomaco, che sia il piatto strano e un po’ disgustoso che cucinava nonna o quella schifezza che mangiavate di notte con i compagni di Università. Viva le stranezze allora, viva la maionese, viva gli ingredienti assurdi e gli accostamenti sbagliati. Dovremmo osare di più, mischiare le cose e ungerci le dite. Non sempre poi, certo, solamente un po’ di più.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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