Film bellissimi sul cibo

Per noi esseri umani il cibo è molto di più di un mezzo per sfamarsi: è imprescindibile per la nostra vita, ma possiede anche la capacità di unire le persone, conquistare i cuori e, perchè no, raccontare persino delle culture.
Proprio per queste sue qualità nella storia del cinema, spesso il cibo ha ricoperto ruoli importanti e in molti film è stato utilizzato come espediente  per seguire i personaggi all’interno delle loro vite. In particolare ci sono 4 film bellissimi sul cibo e i sapori del mondo che io ho amato e che vi consiglio assolutamente di guardare.

Sono 4 film che vi accompagneranno  alla scoperta di culture lontane, vi permetteranno di immergervi, seppur virtualmente, nelle cucine tipiche, alla scoperta dei piatti più famosi e tradizionali, e vi insegneranno che aggiungere un pizzico di innovazione alla tradizione culinaria del proprio paese può portare a strabilianti risultati.
Ognuno dei registi di questi film, seppur in modo diverso, ha avuto la grande abilità di trasmettere i profumi, i sapori e la bontà dei piatti preparati dai protagonisti, quindi attenzione, non guardate questi film con la pancia vuota perché la fame è assicurata.

 

Quattro film bellissimi sul cibo e i sapori del mondo

Lunch box

Tra i film bellissimi sul cibo non potete non guardare Lunch Box, uscito nel 2013, ambientato tra le caotiche strade di Mumbai e imbevuto di cultura indiana (la vera cultura indiana e non quella mostrata dai film patinati di Bollywood). Sono pronta a scommettere che una volta che finirete di guardare questo film vi verrà immediatamente una grande voglia di cibo indiano.

Trama
Nella sovraffollata Mumbai sfrecciano i dabbawala, gli uomini che consegnano il pranzo a milioni di impiegati che lavorano nella città. Un giorno, a causa di qualche errore all’interno del meccanismo di consegna, una lunch box arriva al destinatario sbagliato. È così che si incrociano le vite di Illa, una giovane casalinga appassionata di cucina che cerca di riconquistare il marito preparando deliziosi piatti, e Saajan, un impiegato vedovo e prossimo alla pensione.
Quando Illa si rende conto che il pranzo preparato per il marito è arrivato alla persona sbagliata, decide di scoprire chi è l’uomo che ha ricevuto la sua lunch box. Il giorno successivo, insieme al cibo, inserisce quindi anche una lettera. Da quel momento ha inizio un’intensa corrispondenza, a base di cibo e lettere, tra Illa e Saajan che si trasforma presto in una profonda amicizia.
Il cibo li ha fatti incontrare e trasformerà le loro esistenze per sempre…

Lunch box è un film dai dialoghi ridotti all’essenziale, che porta lo spettatore a sorridere, ma anche a provare forti emozioni e a riflettere su profonde riflessioni.
La storia, una commedia sentimentale, è molto particolare e vuole esprimere l’angoscia e la solitudine che certe persone possono provare e la loro necessità di trovare qualcuno con cui poter parlare e confidarsi. Attraverso il sistema di consegna dei lunchbox (una tradizione molto diffusa in India), il cibo diventa il mezzo attraverso cui entrare nell’intimità dei personaggi e delle loro vicende sentimentali, mostrando un’India che difficilmente si può osservare sul grande schermo.
Quando si dice che il cibo è la prima strada per il cuore e che ha il grande potere di avvicinare le persone, questo film ne è la dimostrazione.

 

Le ricette della signora Toku

Quando si parla di cucina giapponese si pensa subito al sushi, ai mochi e ovviamente ai dorayaki, i dolci composti da due pancakes e farciti con pasta di fagioli rossi. È proprio il dorayaki uno dei protagonisti del film, tratto dal libro di Durian Sukegawa, Le ricette della signora Toku, un film drammatico ma estremamente poetico che potete trovare anche su Primevideo.

Trama
In una piccola pasticceria nella periferia di Tokyo, Sentaro cucina Dorayaki in compagnia di Wakana, una ragazza che frequenta spesso il locale.
Una mattina si presenta Toku, una vecchia signora che chiede di poter lavorare nella pasticceria come aiutante. I suoi dorayaki sono i più buoni che Sentaro abbia mai assaggiato, ma le sue mani portano ancora i segni di una malattia che per tutta la vita l’ha isolata dal resto delle persone.

Sullo sfondo dei bellissimi ciliegi in fiore, assistiamo a una storia toccante raccontata con estrema grazia. Osserviamo la vita difficile e solitaria dei protagonisti, per i quali sembra finalmente aprirsi un breve spiraglio di felicità, fatta dalla voglia di assaporare ogni istante della vita e di godere della bellezza delle piccole cose, come mangiare un delizioso dorayaki.
Per aiutare lo spettatore a immedesimarsi nei protagonisti e cogliere le piccole cose che provocano in loro la felicità, la regista cerca di farci sentire il profumo dei fagioli rossi che cuociono nella pentola, ma anche assaporare la notevole differenza che si può percepire tra un dolce preparato per lavoro e uno preparato per piacere. Si vorrebbe quasi entrare all’interno del film per poter assaggiare i dorayaki della signora Toku che sembrano i più buoni del mondo.

Amore cucina e curry

Amore cucina e curry è una spiritosa commedia francese ispirata al romanzo di Richard C. Morais, “The Hundred-Foot Journey”.
Meglio la cucina francese o indiana? È da qui che parte la trama del film, incentrata sulla rivalità tra un ristorante indiano e il vicino, e ben più noto, ristorante a tre stelle Michelin.

Trama
Dopo la morte della madre, il giovane Hassan si trasferisce, insieme alla famiglia, dall’India all’Europa alla ricerca di fortuna. Dopo un lungo viaggio arrivano a Lumière, una piccola cittadina nel sud della Francia. Con l’aiuto di Hassan e dei suoi fratelli il padre apre un locale di cucina indiana che presto inizia ad avere un buon successo, ma anche a suscitare l’ostilità della titolare di un raffinato ristorante stellato che si trova esattamente di fronte. Riuscirà Hassan a dimostrare la sua bravura in cucina e a mantenere in vita il ristorante di famiglia?

Amore cucina e curry ricorda molto il più famoso Chocolat, ma si differenzia per i frequenti siparietti comici e la capacità di trattare in modo leggero temi profondi come la diversità, l’integrazione e il bisogno di mantenere un contatto con le proprie tradizioni, e soprattutto i sapori, anche quando si è lontani dal proprio paese. Attraverso il cibo si rompono le barriere culturali e ha inizio uno scambio cultural gastronomico tra la raffinata cucina francese e i piatti speziati dell’India. Due cucine apparentemente in netto contrasto tra di loro, come d’altronde lo sono le rispettive culture, che iniziano a dialogare. Hassan, rappresentante della nuova generazione, dimostra con tenacia che l’incontro tra diverse culture non porta a una perdita, ma a un arricchimento, anche quando banalmente si parla di cibo. Alla domanda “meglio la cucina francese o indiana” non esiste una risposta.

 

Street food: America Latina

Se siete amanti del Sud America o avete in programma un viaggio in uno dei suoi meravigliosi stati, andate su Netflix e guardate Street food: America Latina.
Il documentario è composto da una stagione di 6 episodi da 30 minuti. Ogni episodio è un viaggio in una delle città sudamericane, alla scoperta dei piatti più popolari della strada.

La prima tappa è a Buenos Aires, in Argentina, dove si incontra Pato Rodriguez e la sua buonissima tortilla di patate e formaggio, ci si sposta poi a Salvador, in Brasile, fino ad arrivare persino a La Paz, città Boliviana a 3000 metri sopra il livello del mare, dove si conosce la storia delle cholitas e la loro tenacia nel tenere vive le tradizioni culinarie boliviane.

La cucina tradizionale di ogni paese è strettamente legata alla sua cultura, ed è proprio questa la bellezza di Street food America Latina: la capacità di raccontare una cultura, un popolo e la sua storia, attraverso i suoi piatti più tradizionali.
Dietro a ogni piatto si nasconde la storia di persone che hanno dedicato la loro intera vita alla cucina, che con passione, amore e un tocco di innovazione, preparano i piatti più buoni delle principali città del Sud America. La cosa curiosa è che queste persone non sono grandi chef che lavorano nelle cucine di rinomati ristoranti, ma gente comune che cucina con quello che ha e che vende i propri prodotti sulla strada a disposizione di tutti.

Sarò ripetitiva, ma prima di un viaggio in America Latina guardare questo documentario è d’obbligo. Partirete ancora più carichi ed entusiasti, ma soprattutto arriverete preparati, saprete quali sono i piatti da non perdere assolutamente e dove trovare i posti in cui poter assaggiare le versioni migliori.

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Senza Titolo Serigrafia di CT

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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"La Bella Nostalgia - Archeologia pop degli anni '80 e '90 in Italia" di Simone Stefanini parla di mode, film, telefilm, musica, porno, orrori e gioie di due decenni contrapposti di cui oggi abbiamo rivalutato ogni lascito. Una riflessione tragicomica sulla retromania in Italia, una macchina del tempo a metà tra la DeLorean di Ritorno al Futuro e la Bianchina di Fantozzi. 200 pagine - edizione limitata di 50 copie firmata e numerata dall'autore. Edizioni Brava Gente - Betterdays    
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Senza Titolo Serigrafia di VitoManoloRoma

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Luca Zamoc

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Giò Pistone

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Senza Titolo Serigrafia di Roberta Maddalena

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Giulia Bersani - lucciole

  Giulia Bersani, fotografa. Classe 1992, vive a Milano. Fotografie scattate al MI AMI festival 2016 Formato: 21x15 cm Numero Pagine: 48 (+4 copertina) Edizione limitata 100 copie numerate, titolate e firmate dall'autore "Mi piace osservare come musica e buio tirino fuori il lato più istintivo delle persone. Si perde un pò di autocontrollo e ci si lascia guidare dalle proprie emozioni. Io mi sono lasciata libera di inseguire quello che istintivamente mi attraeva, così ho trovato baci, voglia di vivere e colori." (Giulia Bersani)  
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